aromatiche e appetibili dagli animali.
Di sotto la linea delle faggete o miste a loro, piante e fiori multicolori disegnano e caratterizzano, valli, pianori e terrazze come: pelosella, dente di leone (una varietà di pregiatissima e gustosissima cicoria), ribes, alabrano, carlina, licheni, genziane e genzianelle, rabarbaro, trifoglio fibrino, arnica, anemoni azzurri, papaveri, ciclamini, astri alpini (le comuni margherite di montagna), viole gialle, viole alpestri, bucaneve, fragole, viola trifoliata (rara viola che fiorisce nel mese di gennaio), gladioli selvatici e le balsamine.
I boschi del Matese  sono quasi tutti d'antichissima formazione. In maggioranza è presente il faggio in quasi tutte le località superiori alla linea altimetrica degli 800. Di sotto a questa fascia, è presente la quercia, l'elce, il rovere, il
carpino, il frassino, l'acero, il castagno, il noce selvatico e altre essenze forestali di minor conto.
Non meno importante della flora, la specie animale stanziale e migratoria, come quaglie, pernici, starne, anatre selvatiche, folaghe, pivieri, lupi, cinghiali, faine, lepri, martore, scoiattoli e altre.
Nel Laghi del Matese  infine, sono presenti la carpa, la tinca, la trota, il persico trota, il luccio, l'anguilla, pescabili da riva e che richiamano ed una gran quantità di  pescatori provenienti da molte regioni.
Il territorio silvano del Massiccio del Matese, all'inizio del Terzo Millennio, ha la possibilità di diventare una delle più amene e attraenti stazioni turistiche e climatiche del Mezzogiorno d'Italia. Predisposizioni queste che derivano dalla molteplice azioni terapeutica del clima, variante dalla campagna alla collina, dalla media montagna e alle altitudini più elevate.
Il terreno ha forme e rivestiture svariate e l'alternarsi della folta vegetazione, mista con la roccia brulla, dei promontori elevati con le acque che gorgogliano dal fondo di profondi burroni, dei laghi in cui si specchiano, quasi vanitose giovanette le cime aguzze e innevate,
costituisce il correttivo che serve a regolare l'impetuosità dei venti di greco e le forti precipitazioni atmosferiche.
Chi scrive ha conosciuto minutamente le balze, i monti, i pianori, le vallate di questo maestoso Matese e ha potuto valutare la poesia della montagna nell'ampiezza e nella vastità dell'orizzonte e nella luminosità del panorama che, specie nel periodo invernale, risplende al biancore delle nevi che coprono tutto il paesaggio, anche di sotto alla linea dei mille metri e, d'estate, nella rifrazione delle nude rocce calcaree, in parte mitigata dal verde dei folti boschi di faggio.
Già dai primi tornanti dalla strada statale che conduce  sul Matese e in terra molisana, prima ancora di arrivare sulla terrazza di Castello del Matese, che sovrasta gli orridi burroni della Val di Cila e Valle dell’Inferno,  si godono stupendi e sorprendenti paesaggi che spaziano verso la ricca e opulenta Valle Volturnia. L'occhio spazia sull'infinito fino ai monti che sovrastano il Golfo di Gaeta ad occidente e a sud verso le alte cime dell'Irpinia e della conca di Benevento, lasciando all'attento osservatore la vista dei Monti di Roccamonfina, dell'imponente Gruppo delle Mainarde del Vesuvio e della meravigliosa isola di Capri, in una gamma di colori splendenti e lievemente soffusi dall'atmosfera.