Nella pianura delle Secene (segale), nasce in cinque o sei polle la piccola sorgente del fiume Lete, anticamente Ete. Sull'etimologia del nome Ete valgono le stesse considerazioni riportate per Letino. Da antiche pergamene riguardanti delle controversie tra il Monastero di Santa Maria in Cingla e i Monaci cistercensi del Convento di Santa Maria della Ferrara, presso Vairano Patenora contro il Vescovo della Diocesi d'Alife, si ha notizia di un Lupicchio prete, il quale aveva lasciato alla Chiesa di San Giovanni Battista di Letino, quanto possedeva "mobilia et immobilia" presso il fiume che chiamano Ete.
Il Fiume Lete sorge per fenomeno carsico alla quota di m. 1028.
La temperatura alla sorgente è di 8° C.; la portata il secondo è di l. 119. Lungo il suo corso, prima di versare il suo tributo di acque nel lago detto di Letino, riceve svariate sorgenti che scaturiscono da entrambe le sponde.
Nel tempo passato e fino a qualche decennio, per la mancanza di ponti, il fiume era traghettato, durante i periodi di magra estiva, a guado o sopra i caratteristici "Passaturi" di pietra, oppure su dei passaggi improvvisati fatti di tronchi di faggio. Ancora oggi, nelle sue fresche e limpide acque, le donne di Letino lavano i "manti" di pecore appena tosate.
Il Lago detto di Letino serve come bacino idroelettrico per alimentare la sottoposta centrale di Prata Sannita, costruita nel 1911 e s'intona meravigliosamente con il paesaggio dell'alto Matese. Prima che la Società Meridionale costruisse l'alta diga di sbarramento, il fiume Lete, sempre per fenomeno carsico, s'inabissava nel
profondo e misterioso inghiottitoio del Càuto, ricchissimo di formazioni stalattitiche e
stalagmitiche, per ricomparire sull'orrido precipizio sopra Prata, non lungi dall'antico castello medioevale dei Pandone. Ancora prima che fosse costruito lo sbarramento artificiale voluto dall'uomo, durante la stagione jemale e nel corso del disgelo primaverile, le acque del Lete formavano un vasto bacino naturale (ancora oggi sono visibili le sue sponde, se si osserva il paesaggio dall'alto del paese), per poi tracimare in cascata nella ripida, scoscesa e sassosa Valle delle Ravi .