Nella descrizione storica di Tito Livio, il paese di Letino era forse uno dei due Vichi (luoghi abitati), popolati da antichissimi pastori, L'alto Vico, pare fosse la Terra di Valle Agricola. Sembra però che vi fossero insediamenti umani già nel periodo Neolitico. Lo testimoniano il rinvenimento sul luogo, di resti di mura poligonali, costruite sulla sommità della collina detta "le preci" e che rappresentano i più antichi reperti archeologici degni di nota esistenti nel paese.
Le mura sono costruite da massi grezzi o al più grossolanamente lavorati, in roccia calcarea di moderate dimensioni, sovrapposti senza alcun legante; in pratica sostenute dal loro stesso peso.
La presenza delle mura poligonali non dimostra in ogni modo una vita abitativa continua. A giudicare però dalla mancanza di strutture essenziali collegate alle opere murarie, si può affermare che la recinzione, anche se imponente, serviva per formare un luogo riparato nel quale i pastori potevano rifugiarsi di notte nell'eventualità di un pericolo o per soddisfare momentaneamente le esigenze agro - pastorali di un popolo sempre in movimento. Non si può nemmeno escludere, in ultima analisi, un'importanza strategica legata alla presenza della mura poligonali con il valico alpino, attraverso il quale si accede all'altopiano del Matese.
Alcuni storici asseriscono invece che una piccolissima tribù di Sanniti Pentri popolava un villaggio chiamato "vicatim", costruito in vicinanza della collina, per custodire gli armenti, composto di rustiche e miserevoli capanne di pietra, coperte con fascine.
Già prima della venuta dei Longobardi e dopo le incursioni saracene del IX secolo d.C., il vico romano si trasforma in Castello, con torri mezzo tonde e mezzo quadre, con mura merlate e opere difensive.
Con Ruggero I il Normanno, il Maniero raggiunge il suo massimo splendore d'arte militare.
Nel Medioevo appartenne a Rainone di Prata che governò tra il 1118 e il 1154. Poi il feudo, per volere del Papa Alessandro III (1159 - 1181), fu concesso alla Badessa del Convento di San Vittorino di Benevento nel 1168.
Durante il secolo XIII, su investitura di Federico II di Svevia, Giovanni Pagano, nobile signore originario di Prata nel Principato Ultra, oggi Provincia di Avellino, prese possesso del territorio di Letino, compreso il suo castello e vi governò per oltre un secolo.
Dal 1329 e fino alla prima metà del XVI Sec., divenne possesso della Baronia di Prata (V.), subendone le stesse vicende storiche. Dopo di questo lungo periodo, si alternarono diverse Famiglie di feudatari, tra cui i Capuano, i Sanframondo, I Pandone, i Mombel e i Lannoi.
Ultimo Signore di Letino fu il Barone Marco Aurelio Carbonelli, fino al 1806, epoca della soppressione delle investiture feudali.
L'epidemia di peste del giugno 1656 causò un sensibile calo demografico della popolazione, con una perdita di 560 individui su 1625 abitanti.
Con il Rescritto del 15 maggio 1816 di Ferdinando I, re delle Due Sicilie, il Comune di Letino fu inserito nel Mandamento di Capriati unitamente a Ciorlano, con l'annesso Villaggio di Pratella, Fossaceca (oggi Fontegreca), Gallo e Prata, fino al termine del 1926, quando con Regio Decreto del gennaio dell'anno successivo, il Mandamento fu aggregato alla Provincia di Campobasso, in seguito alla soppressione della Provincia di Terra di Lavoro da parte del Governo fascista.
Il 7 gennaio 1945, la nuova Repubblica Italiana, nata dopo i disastrosi eventi della seconda guerra mondiale, ristabiliva il vecchio stato di cose, ripristinando la gloriosa e antica Provincia di Caserta.  Nella storia di Letino tre importanti avvenimenti storici hanno interessato il suo territorio: il Brigantaggio postunitario, il movimento anarchico di Cafiero e Malatesta culminato con la proclamazione della Prima Repubblica Anarchica d'Italia dell'aprile 1877 e i tragici avvenimenti dell'ottobre del 1943, con la fucilazione di alcuni giovani del paese.
Vai a :
-IL BRIGANTAGGIO POST-UNITARIO...
-LA REPUBBLICA ANARCHICA DEL MATESE...