Il Castello di Letino in origine doveva essere una semplice torre di guardia del Vicus, eretto nel II o III secolo d.C. nella località di San Pietro, sita lungo la strada mulattiera che porta a Roccamandolfi.
La struttura fortificata, eretta sulla sommità della collina detta Preci (sta per Pietre), al centro delle due vallate dei fiumi Lete e Sava, affluenti di sinistra del Volturno, ad un'altezza di circa 1200 metri sul mare e rappresentava il luogo più adatto dal punto di vista militare e strategico, per tenere sotto controllo tutto il territorio matesino. Secondo lo storico piedimontese Gianfrancesco Trutta, il Vicus divenne Castrum, ossia terra fortificata tra la fine del VI e l'inizio del VII Sec. d.C., al tempo quindi delle invasioni longobarde.
Il castello era di notevoli dimensioni, rettangolare, con il lato maggiore Est - Sud di circa 90 metri e largo, con il lato minore, Nord - Sud, di circa 40 metri. Era circondato da un bastione con cinque torri; non resta a supporre che sia stata una fortezza regia con all'interno una piccola guarnigione di armigeri destinata a sorvegliare tutto l'altopiano del Matese da possibili scorrerie. Pare anche che il castello facesse parte di un
servizio di segnalazione notturna e diurna con altri castelli e fortezze disseminate sull'orizzonte, in special modo con quella di Roccamonfina.
Il castello del Tino si sviluppò in epoca successiva, con i Normanni (1129 - 1195), quando raggiunse il suo massimo splendore di arte militare. Oltre all'elemento materiale di costruzione fortificata, il castello n'aveva uno di netta distinzione razziale e politica: un Signore normanno che governava una piccola popolazione di origine alloglotta, cioè non italica e che, tra l'altro non abitava ancora alle falde della collina.
Oggi il castello di Letino è stato trasformato in cimitero. Racchiude però nelle sue mura, l'antico Santuario di Santa Maria del Castello.